Partecipazione e giovani
Facilitare processi per allargare gli spazi
Dopo una laurea (mai rinnegata) in Giurisprudenza, oggi mi occupo di facilitazione dei gruppi e pratiche di innovazione sociale legate ai processi di partecipazione. Un modo un po’ tecnico e vago per dire che quello che facciamo, con Svolta e Fondazione Caritro, è aiutare le persone e le associazioni a immaginare alternative, prendere decisioni, rispondere ai bisogni delle persone e realizzare pure qualche desiderio.
Dall’esperienza di Rovereto emerge il bisogno di passare da singoli progetti a servizi duraturi, attraverso processi pensati per costruire un dialogo reale tra persone e istituzioni. E, per farlo, la facilitazione aiuta moltissimo.
Durante il 2025, il Comune di Rovereto ha aperto un cantiere di cittadinanza attorno alla costruzione di un “Organismo di Partecipazione Giovanile”. Si tratta di un tentativo istituzionale di garantire un spazio di azione chiaro a chi ha meno di 35 anni nel dibattito attorno alle politiche pubbliche della città.
Per immaginarlo, però, il Comune ha scelto di attivare un percorso partecipativo, accompagnato da Ufficio Svolta (spazio di progettazione sociale attivato da Fondazione Caritro, CSV Trentino e Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale), attraverso il quale immaginare la forma, le funzioni e gli strumenti a disposizione di questo Organismo coinvolgendo direttamente persone tra i 16 e i 35 anni. Per Secondo Welfare, abbiamo raccontato alcune lezioni che abbiamo appreso (qui).
Politiche Giovanili e partecipazione in Trentino
Le Politiche Giovanili sono uno spazio di sperimentazione importante, ibrido, in cui si confrontano molti dei temi chiave per lo sviluppo di un territorio o di una città. Da quasi 20 anni, la Provincia Autonoma di Trento ha attivato una struttura diffusa per supportarle: i Piani Giovani di Zona (PGZ).
Istituiti dalla legge provinciale n. 5 del 2007, sono spazi di costruzione condivisa delle politiche giovanili territoriali. Il loro obiettivo è quello di coinvolgere attivamente le giovani generazioni, offrendo opportunità di formazione e di incontro, reti in cui sperimentare in prima persona cosa voglia dire “progettare” per la propria comunità.
Per la legge, destinatarie principali di questi interventi sono le persone tra gli 11 e i 35 anni le quali possono scegliere se cimentarsi come progettiste oppure prendere parte ai progetti proposti come destinatarie delle attività.
I PGZ sono, quindi, strumenti di sviluppo territoriale pensati per promuovere la cittadinanza attiva, attraverso la valorizzazione delle risorse locali, la creazione di reti collaborative, momenti di formazione dedicata e l’erogazione di fondi a sostegno di progetti innovativi in ambito giovanile.
Negli ultimi 5 anni, il Comune di Rovereto si è interrogato molto su questo strumento e, più in generale, sulle Politiche Giovanili della città: ne è emerso un quadro con luci ed ombre.
Se, infatti, il Piano Giovani rimane uno spazio di sperimentazione capace di accogliere persone sempre più giovani, dall’altra il Tavolo del Confronto e della Proposta, organismo decisionale chiave di questo strumento e per favorire un dialogo aperto tra giovani e amministrazioni pubbliche, ha perso slancio e capacità di costruire una relazione forte tra tutte le persone e le organizzazioni coinvolte.
Da questa difficoltà è nata l’idea di ripensare gli spazi di programmazione delle Politiche Giovanili roveretane: l’Organismo di Partecipazione Giovanile prova ad essere una prima risposta che apre uno spazio di confronto più ampio sulle politiche della città dedicato alle persone tra i 16 e i 35 anni.
Luci e ombre di un percorso lungo un anno
Tra marzo e giugno, le persone sono state chiamate a collaborare alla scrittura condivisa delle modalità di funzionamento di questo Organismo: partendo da i contorni dati dallo Statuto Comunale, le persone partecipanti hanno scritto insieme principi, valori e regole di funzionamento condivise per l’Organismo.
Contemporaneamente, Svolta ha attivato una piccola “ricerca-azione” sulle Politiche Giovanili roveretane degli ultimi cinque anni, incrociando i lavori svolti in questi anni con interviste, focus-group, un questionario e lo studio degli esiti dei progetti strategici e delle progettualità sostenute dal PGZ dal 2020 in poi.
L’insieme di tutti questi elementi ha fatto da base per l’attivazione vera e propria dell’Organismo: seguendo le linee guida co-progettate da ragazze e ragazzi, sono state raccolte le disponibilità a partecipare alle attività dell’Organismo e, a dicembre 2025, la nomina delle persone partecipanti è stata confermata dalla Giunta Comunale.
In mezzo a questi due momenti, 11 persone sono diventate il nucleo dell’Organismo di Partecipazione e hanno iniziato a sperimentare il suo funzionamento. Per prima cosa, hanno preso parte ad una formazione, a cura di Ecosistemica, su come prendere decisioni insieme: ruoli chiari, potere (chi lo esercita e come lo fa), relazionalità e ascolto sono state individuate come precondizioni per poter lavorare insieme.
Chiariti questi aspetti, l’Organismo ha contribuito attivamente a definire il Piano Strategico Giovani 2026-2027, lo strumento che guiderà il funzionamento del Piano Giovani di Zona per i prossimi due anni.
Questo percorso ha fatto emergere anche un primo elemento critico: le 30 persone che hanno partecipato all’intero processo (che diventano circa 60, considerate le persone intercettate tramite focus-group e interviste e circa 100, se si tiene in considerazione anche un questionario diffuso alle associazioni) non sono immediatamente rappresentative delle persone “giovani” di Rovereto (che sono oltre 9.000).
Istituzioni locali, associazioni e enti del Terzo Settore “tradizionale” hanno una certa difficoltà a comunicare in modo efficace con le giovani: la mancanza di competenze tecniche legate alla comunicazione e alla comprensione degli strumenti per realizzarla, la difficoltà di “farsi strada” in un’infosfera, intasata da stimoli provenienti da ogni dove, una “cattiva reputazione” di cui soffrono molte di queste istituzioni e, di riflesso, le persone adulte che le abitano sono solo alcune delle ragioni di questa difficoltà.
La facilitazione è un pezzo importante
Il percorso dell’Organismo di Partecipazione, nel suo piccolo, si inserisce dentro a questo trend generale. Per realizzarlo, il Comune ha scelto di attivare una facilitazione strutturata, anche se circoscritta nel tempo.
Questi processi di rinnovamento istituzionale hanno bisogno, specie nella fase storica in cui ci troviamo, di un accompagnamento pensato per garantire continuità e costanza alle azioni del percorso e favorire una più serena partecipazione a tutte le persone.
Quando sono coinvolti enti pubblici, la facilitazione può rafforzare la cultura dell’amministrazione condivisa e favorire un più forte coordinamento tra i diversi Servizi comunali e con altri enti esterni (in particolare con il Terzo Settore e le associazioni locali).
Per farlo, chi facilita deve tenere una postura “a servizio” del processo e delle persone che vi partecipano e seguire alcuni principi di fondo:
- le azioni di facilitazione devono favorire la comprensione delle premesse da cui il processo parte;
- chi facilita mette sul tavolo regole chiare, esplicite e condivise;
- le fasi della facilitazione procedono secondo un principio di trasparenza;
- lo spazio della facilitazione è accogliente, non-giudicante, aperto all’informalità.
Se ha questa forma, la facilitazione inserisce “politicità” nelle pratiche e nei percorsi perché mantiene alta l’attenzione al bisogno di trasmettere conoscenze, competenze e fiducia alle persone che vi partecipano. Non solo: genera effetti positivi indiretti perché aiuta a rendere accessibili processi altrimenti oscuri e fa crescere le conoscenze e il capitale sociale di una comunità.
Gli strumenti utilizzati non sono pensati per singoli “eventi partecipativi” quanto, piuttosto per processi più duraturi di “sperimentalismo democratico”¹ che mirano al coinvolgimento dei cittadini nelle scelte pubbliche e vedono le istituzioni impegnate ad aprire spazi di ascolto e partecipazione che danno nuova energia al dialogo tra persone e istituzioni.
¹ Paltrinieri R., Allegrini G., 2020
Fonti e sitografia
Agostini, C. (2025, 19 giugno). Giovani: nuove forme di partecipazione per la cittadinanza attiva. Secondo Welfare. https://www.secondowelfare.it/giovani/giovani-nuove-forme-di-partecipazione-per-la-cittadinanza-attiva/ (Consultato il 16 luglio 2025)
Bonomi E., Guarna A. (2024), Le pratiche collaborative: significati, diffusione, punti di forza e criticità della coprogettazione, in “Agire insieme – Coprogettazione e coprogrammazione per cambiare il welfare. Sesto rapporto sul Secondo Welfare” (a cura di Franca Maino), https://www.secondowelfare.it/wp-content/uploads/2023/12/Agire-insieme-coprogettazione-coprogrammazione_6R2W.pdf
Caltabiano C., Vitale T., Zucca G., La prospettiva civica. L’Italia vista da chi si mette insieme per cambiarla, Feltrinelli, 2024.
Cau M., Maino G., Coprogrammare e coprogettare: alcune considerazioni sugli approcci partecipativi, in Rivista Impresa Sociale n. 3/2023
Paltrinieri R., Allegrini G., Partecipazione, processi di Immaginazione Civica e sfera pubblica, 2020
Petrella V., Strumenti e modalità per animare le Comunità di pratica, in Parese, Percorsi di Secondo Welfare (a cura di), Comunità di pratica. Una guida per partecipare, innovare, trasformare, 2024
