Gli elementi della progettazione

Questo articolo è tratto dal nostro Piccolo erbario della progettazione – appunti per ideare e collaborare nel sociale che potete scaricare gratuitamente QUI

Ormai da anni si è diffusa la cultura della progettazione e della pratica di “lavorare per progetti”, anche per l’adozione da parte di enti pubblici e privati di una modalità di sostegno per singole iniziative. Tuttavia, oltre a questo indirizzo proveniente dall’esterno, riconosciamo come la capacità di fare innovazione sia strettamente legata alla capacità di progettare, perché i progetti rappresentano opportunità per sperimentare nuovi strumenti, l’aggancio di nuovi partner, la conoscenza di nuove visioni.

È solo attraverso la capacità di “fare cose nuove”, o in modo diverso rispetto a quanto fatto, che è possibile rispondere in modo efficace ed efficiente ai continui cambiamenti di tipo socio-economico che influenzano l’agire umano e alle sfide che questi comportano.

Il lavoro per progetti permette dunque processi di apprendimento collettivo e lo sviluppo di nuove competenze personali e professionali, oltre a darci la possibilità di accedere a risorse tramite strumenti come bandi, convenzioni, accordi, appalti, co-progettazioni. Con questo non si vuole affermare che la progettazione si riduce alla partecipazione al bando per la ricerca di un finanziamento, perché non va confuso il processo progettuale con la stesura del progetto, piuttosto vogliamo affermare che esistono i canali di sostegno per i vostri progetti e che questi sono un’opportunità per tutte le organizzazioni che vogliono innovarsi. In sintesi, i progetti sono generativi e riteniamo che questa sia una delle parole chiave di questo piccolo erbario.

Gli approcci

Cosa fa un progettista? Quali fasi cura? Che compiti gli spettano? È difficile dare una risposta precisa a questa domanda se prima non capiamo qual è l’approccio che si è scelto per quella progettazione, che definirà quindi il ruolo del progettista.

L’approccio sinottico

Secondo l’approccio sinottico l’ambiente è predeterminato e fisso, ciò significa che vi è una definizione delle problematiche sociali, un’individuazione delle cause che le determinano e a seguire si passa all’azione con degli interventi mirati che lavorano su ciò che causa le problematiche. Segue quindi una causalità lineare tra le problematiche sociali. Gli obiettivi sono espliciti fin dall’inizio, non c’è ambiguità e non verranno ritrattati nel corso del progetto. In questa situazione il progettista è “solitario” e avrà un atteggiamento di neutralità e indipendenza rispetto al problema e alle condizioni che si incontrano nel percorso. Non vi è quindi cura dei processi di attivazione, il progettista si occuperà della scrittura del progetto, di reperire risorse e finanziamenti e di consolidare la contrattualità con il committente. I beneficiari sono spesso considerati presenze passive, semplici fruitori di servizi realizzati dal progetto, con il rischio di costruire progetti autoreferenziali. Nel ciclo di vita del progetto la parte di progettazione sarà quella centrale, perché ci si concentrerà sul prodotto da realizzare, inteso come risultato previsto a priori. La fase di realizzazione quindi si verifica per conseguenza logica del progetto, ottenendo i massimi benefici al minimo costo, e la valutazione consisterà nel confrontare gli output preventivati con gli output ottenuti.

L’approccio partecipativo

In contrapposizione al modello sinottico c’è l’approccio partecipativo che tiene conto e dà centralità all’interazione sociale. Il problema e l’ambiente non vengono definiti a priori ma sono concordati in un processo di negoziazione tra i diversi attori: in questo senso l’attivazione diviene una fase fondamentale per il processo di progettazione. Questo approccio implica il tentativo di coinvolgere, nelle diverse fasi di un progetto, beneficiari, cittadini, operatori e volontari fin dalla sua ideazione e partire da un’ipotesi di cambiamento delle realtà. Il coinvolgimento di numerosi attori introduce i temi del potere e del punto di vista.

Nel processo di progettazione interagiscono diverse prospettive e visioni che si traducono in una serie di interrogativi: chi decide cosa? Chi definisce la strategia? È necessaria quindi una definizione dei ruoli e delle relazioni di potere per ogni attore. In questa delicata negoziazione e nella densità di relazioni attivate, diviene fondamentale il ruolo del facilitatore, che aiuta il raggiungimento degli obiettivi facilitando lo scambio e le interazioni.

L’approccio euristico e collaborativo

Se nell’approccio partecipato adottiamo una progettazione flessibile con obiettivi più o meno predefiniti, nell’ultimo approccio che andremo a citare, l’approccio euristico, si rinuncia ad avere finalità predeterminate a monte. Il progetto nasce da un percorso aperto e comune di analisi dei bisogni e delle risorse. Si parte da uno specifico contesto e dall’individuazione di strategie, per poi attivare un processo condiviso e una ricerca partecipata per definire obiettivi specifici e azioni, dalla quale possono nascere anche più sviluppi. La progettazione di uno specifico intervento non è il punto di partenza ma è l’esito di un percorso e la centralità è assunta non dal prodotto e quindi dai risultati ma dal processo con cui lo si raggiunge.

Approcci alla progettazione

Quale approccio scegliere nei nostri progetti? Dipende da diversi fattori che riguardano il gruppo di lavoro, le consuetudini, gli obiettivi che ci siamo posti e il tipo di progetto che dobbiamo portare avanti e che inciderà sul ruolo assunto dal progettista. L’approccio sinottico è rassicurante, ma può risultare inadeguato di fronte alle complessità odierne. L’approccio partecipato è più democratico e ha un’attenzione diversa rispetto al coinvolgimento degli attori. L’approccio euristico, infine, è incentrato sulla cura dei processi e adottandolo si mette in conto che il risultato finale potrà stupire e divergere dalle aspettative. Il progettista, di solito, non si limita a scrivere il progetto in risposta al bando e a occuparsi degli aspetti burocratici e amministrativi, ma deve anche saper attivare relazioni e curare l’interazione tra le persone. Lo dovrà fare prestando molta attenzione al “come” oltre che al “cosa” e nel farlo potrà adottare approcci diversi, a seconda del compito che deve svolgere in quella fase. Le idee, le azioni, i risultati sono in relazione tra loro in modo complesso e articolato: lavorare per progetti vuol dire anche essere in grado di leggere questa ricchezza e tentare di governarla in itinere e non a priori.