Il Design Thinking

Questo articolo è tratto dal nostro Piccolo erbario della progettazione – appunti per ideare e collaborare nel sociale che potete scaricare gratuitamente QUI

Come designer lavoro in Italia e all’estero con diverse realtà: Social Seed, “laboratorio” di innovazione, con Shifton, agenzia italiana per l’innovazione nei servizi e trasformazione digitale, e con Boundaryless, agenzia internazionale fondata dai creatori del Platform Design Toolkit. Come imprenditore sociale ho co-fondato School Raising, la prima piattaforma italiana di crowdfunding per finanziare progetti scolastici, e Mitosis, co-working e event space berlinese.

Guglielmo Apolloni

Designer e imprenditore sociale

Tra le metodologie che possiamo utilizzare per gestire un progetto c’è il Design Thinking, usato dai professionisti che lavorano nel campo della progettazione di servizi, flussi ed esperienze, e che può essere adottato in contesti molto diversi. Nel Design Thinking vengono normalmente identificate quattro fasi principali della progettazione, che corrispondono a momenti alternati di divergenza (in cui si creano opzioni) e convergenza (in cui si fanno delle scelte).

Le fasi sono anche legate a un’azione precisa.

  • Fase 1 (divergenza) serve empatizzare con le persone per cui stiamo andando a progettare.
  • Fase 2 (convergenza) serve definire alcuni (pochi) archetipi di persone per cui andremo a progettare.
  • Fase 3 (divergenza) serve ideare soluzioni con le persone per cui stiamo progettando.
  • Fase 4 (convergenza) serve infine prototipare e testare le soluzioni più promettenti con le persone per cui stiamo progettando.

Le fasi nel Design Thinking, dall’indefinitezza alla soluzione

Seguendo questa metodologia, si fa leva sul pensiero laterale e si esplorano i problemi per immaginare nuovi modi di risolverli: modi che possono rivelarsi molto creativi. Tuttavia, le soluzioni possibili dovranno rispettare tre criteri fondamentali.