Intrecci Possibili
Non solo un bando ma un laboratorio permanente per la Rigenerazione sociale
A cura dello staff dell’Ufficio Svolta, con il contributo di Guglielmo Apolloni.
Il laboratorio Intrecci Possibili nasce su stimolo del bando che porta lo stesso nome ed è promosso dall’Ufficio Svolta: un ufficio dove CSV Trentino, Fondazione Caritro e Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale sperimentano un modello ibrido di rete interorganizzativa.
Tale laboratorio di co-progettazione, rivolto alle reti di enti che avevano presentato le loro idee progettuali in una prima fase del bando, si è rivelato un’ottima opportunità per rafforzare le idee e strutturarle in progetti che sappiano generare intrecci possibili e rigenerare le reti sociali delle comunità di appartenenza.
“Un approccio che rende di fatto l’Ufficio Svolta un investimento che, come mi è capitato di notare in un recente articolo scritto a quattro mani con Stina Hekkila, è oneroso e paziente, ma che al contempo crea i presupposti per delle comunità antifragili ai cambiamenti che ci troveremo ad affrontare nell’immediato presente”. Queste le parole di Guglielmo Apolloni, service designer e formatore del laboratorio di co- progettazione sopra citato.
La riflessione di Guglielmo rimanda a quella preziosa definizione di comunità antifragili lasciataci da Ezio Manzini che le definisce in base alla “quantità e qualità delle conversazioni che in esse sono attive”.
Come funzionano davvero le nostre comunità?
Una bassa qualità delle relazioni, data dal numero e dalla diversità di queste, rende le nostre comunità fragili di fronte al cambiamento.
Non a caso Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan definiscono innovazioni sociali “le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano dei bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”.
L’avete notata la seconda parte della definizione? Molto spesso quando parliamo di innovazione sociale andiamo a misurare quanto efficientemente le nostre soluzioni abbiano soddisfatto i bisogni sociali (SROI). Oppure andiamo a ricercare se e come sia cambiata in meglio la vita delle persone impattate (theory of constraints – ToC). Spesso però trascuriamo la seconda parte della definizione: “le nuove idee […] creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”, perché esse permettono di nutrire, far crescere e rigenerare, il tessuto sociale in cui si andrà a operare.
Infatti, durante il laboratorio Intrecci possibili tenutosi lo scorso settembre, la misurazione della qualità delle conversazioni generate non si è basata sui contenuti dei progetti, ma piuttosto sulla capacità di promuovere una narrazione positiva delle idee, capace quindi di alleviare le ansie e le paure delle persone coinvolte anziché far leva sulle stesse. Alle 9 reti di enti è stato chiesto di riflettere ulteriormente sul target e sui beneficiari delle azioni progettuali – già individuati in precedenza grazie alla prima call del bando – di selezionarne un massimo di quattro, e di mappare i loro bisogni e potenzialità. La conoscenza delle potenzialità, oltre che dei bisogni dei propri interlocutori, risuona con l’obiettivo di creare nuove relazioni: i progettisti infatti devono essere in grado di attirare e riattivare le persone che insieme possono generare valore aggiunto.
Per questo, Guglielmo Apolloni ha sollecitato i partecipanti a produrre una narrativa che riesca ad attirare tali beneficiari.
Gli strumenti da lui proposti durante il laboratorio e solitamente utilizzati da Social Seed si ispirano tra gli altri agli studi di John Hagel. Sono strumenti che portano con sé un’opportunità in grado di ispirare e motivare i gruppi di attori identificati, un’emozione in grado di creare relazioni a lungo termine, un’apertura alle idee ed alle attività portate dalle persone ingaggiate.
L’ultima parte del laboratorio si è concentrata sulla messa a fuoco delle attività, con lo scopo di stimolare i gruppi di beneficiari individuati a lavorare insieme, interagendo dentro la narrativa e costruendo così nuove relazioni. Per questo, nella scheda di presentazione del progetto, le reti di enti si sono impegnate proprio in questa misurazione: il tempo trascorso assieme dai differenti gruppi, moltiplicato per il numero di volte che questi si andavano a incontrare.
Un altro aspetto fondamentale per chi si occupa di progettazione sociale è contenuto nel seguente quesito:
Come possono delle reti appena costituite gestire al meglio un progetto con il minimo investimento strutturale e massimizzando quindi gli sforzi verso i risultati?
I rituali di partenariato sono la risposta. Per rituali si intendono attività ricorrenti nei quali il gruppo riconosce un determinato valore simbolico prima che funzionale. Rituali che possono essere le colazioni di team del lunedì mattina, in cui ci si racconta il fine settimana e le sfide della settimana entrante, o gli stand-up settimanali e mensili, dove si vagliano le attività fatte e quelle da fare e se ne aggiungono laddove necessarie. Altri rituali possono riguardare celebrazioni di attività compiute o risultati raggiunti, momenti della settimana destinati al supporto tra colleghi, etc…
I rituali permettono quindi al gruppo appena costituito di coordinarsi nel lavoro in maniera flessibile rispetto al progetto (in contrasto con la gestione di progetto a cascata, ossia vincolata alla realizzazione delle attività inserite nel GANTT), scambiare conoscenze e pratiche e consigli per crescere insieme, rafforzare i rapporti umani del team di lavoro grazie alla condivisione di momenti piacevoli.
I rituali, infine, permettono alle reti di adattarsi ai cambiamenti che un progetto deve incontrare durante la sua realizzazione e di ingaggiare facilmente persone esterne al team, siano questi collaboratori occasionali, volontari o i beneficiari stessi che entrano nelle dinamiche del gruppo. Il DNA stesso dei rituali vuole che questi evolvano, cambino, vengano abbandonati e/o ripresi, a seconda delle necessità e delle complicità del team.
Il Laboratorio Intrecci è stato dunque un momento di ripartenza per 9 reti territoriali, per 9 idee progettuali, per circa 40 tra volontari e progettisti che hanno accettato la sfida di rigenerazione sociale post Covid. Come detto da Guglielmo Apolloni, l’obiettivo è quello di ripartire da una nuova narrativa del sociale, da nuovi rituali di partenariato, con diverse contaminazioni e competenze che facciano delle diversità nuove opportunità.
Il Bando Intrecci Possibili, giunto ormai alla sua settima edizione, non è solo un bando ma un laboratorio permanente dove le relazioni, la formazione, gli strumenti, i rituali, diventano un nuovo modo di “stare” nel sociale, di rigenerare e narrare ciò che le comunità desiderano.
Qui potete scaricare i canvas utilizzati durante il laboratorio
