Un cammino comune per i Piani Giovani dell’Alta Valsugana
A partire dallo scorso febbraio, stiamo accompagnando i Piani Giovani di Zona dell’Alta Valsugana (ossia quelli dell’Altopiano della Vigolana, di Pergine e Valli del Fersina, della Zona Laghi e di Baselga-Bedollo-Civezzano-Fornace) in un percorso collaborativo dedicato alle referenti dei Comuni e delle organizzazioni che reggono i Piani Giovani su quel territorio.
Questo percorso, ad oggi, ha realizzato due laboratori formativi e di co-programmazione pensati per mettere in dialogo istituzioni e associazioni che, a vario titolo, si occupano di giovani, partecipazione e comunità.
Il primo incontro, che si è svolto a febbraio scorso, ha permesso di costruire una base comune da cui far partire questo accompagnamento: molti dei Comuni coinvolti, infatti, hanno visto cambiare le persone incaricate di occuparsi di Politiche Giovanili, rendendo necessario fare un primo passo per definire una linea di partenza comune.
Durante questo incontro abbiamo ricostruito cosa sono e a cosa servono le Politiche Giovanili, ossia quell’insieme di interventi, strategie e programmi che coinvolgono tutta la comunità e che promuovono benessere, emancipazione e partecipazione attiva delle persone più giovani.
Le Politiche Giovanili, quindi, non riguardano “semplicemente” l’insieme dei servizi per le giovani, ma si propongono di creare condizioni perché queste possano essere protagoniste, mettendosi alla prova in prima persona, sviluppando competenze e passioni per contribuire alla vita pubblica dei territori che abitano. Le Politiche Giovanili, insomma, non sono un ambito separato ma possono collegarsi a tutti gli aspetti della vita pubblica, in dialogo costante con politiche culturali, educative, sociali ed economiche di un territorio.
Il laboratorio ha poi portato alla costruzione di una prima bozza di mappa ecosistemica delle Politiche Giovanili in Alta Valsugana. Ne è uscito un quadro ricco e articolato: sul territorio dei quattro Piani Giovani di Zona sono presenti enti del Terzo Settore, cooperative, associazioni giovanili, istituzioni scolastiche, fondazioni e amministrazioni locali spesso in dialogo tra loro, così come esistono e sono riconosciuti spazi formali e informali che le persone giovani del territorio frequentano e reputano importanti.
Si tratta di parchi, stazioni, skate park, parcheggi, lungolaghi, piazze, luoghi di passaggio e di incontro quotidiano che raccontano una presenza e una ricerca di socializzazione spesso meno ordinata e prevedibile, ma non per questo meno significativa.
Il primo incontro ha lasciato aperte alcune questioni: come dare uno schema comune al lavoro delle Politiche Giovanili sul territorio dell’Alta Valsugana? Quali strategie possono portare a generare nuovi spazi di dialogo con le persone giovani? Come favorire il loro protagonismo e coinvolgere le persone che restano più lontane dai servizi che già esistono?
Anche a partire da queste domande, il secondo incontro ha provato a fare un passo ulteriore: le referenti dei Piani Giovani e dei Comuni coinvolti hanno sperimentato alcune pratiche e strumenti per costruire agende collaborative capaci di orientare la collaborazione all’interno della rete delle Politiche Giovanili per l’Alta Valsugana.
L’obiettivo di questo secondo incontro era quello di proporre un metodo per rendere questa rete uno spazio collaborativo di lavoro, capace di darsi obiettivi comuni, di condividere le risorse a disposizione dei vari enti, di individuare azioni utili a realizzare i propri obiettivi e di farlo in base a relazioni fondate sulla fiducia reciproca.
Le agende collaborative, infatti, sono linee organizzative che promuovono e incentivano reti, collaborazione orizzontale e condivisione di idee e risorse per il perseguimento di intenti comuni. Non sono semplici calendari di attività, ma strumenti per costruire architetture di intervento, aiutando a non frammentare le risposte ai bisogni di una comunità e a mantenere il focus sulla complessità dei problemi e delle persone.
Nel caso dell’Alta Valsugana Bersntol, l’obiettivo condiviso che è stato individuato guarda all’istituzionalizzazione di uno spazio di confronto trasversale ai Piani Giovani di Zona, attraverso il quale promuovere processi, progetti e iniziative per i giovani e le giovani del territorio.
Il lavoro ha messo in evidenza anche alcuni nodi importanti.
Collaborare non è un fatto soltanto tecnico-amministrativo: è un processo politico, sociale, economico e culturale. Richiede conoscenza reciproca, allineamento di interessi, relazioni di fiducia. Richiede di chiarire il perché della collaborazione. Si collabora per difendere ciò che già esiste o per promuovere cambiamento? Quali istituzioni, quali processi e quali metodi rendono davvero efficaci le pratiche collaborative?
Per questo, il percorso non ha chiesto ai partecipanti di arrivare subito a decisioni definitive. Ha proposto invece uno spazio di sperimentazione: provare strumenti, darsi un tempo chiaro, costruire ritmo e costanza, individuare criteri per capire se il lavoro comune sta funzionando.
I due incontri hanno rappresentato un passaggio importante: non solo un momento formativo, ma un’occasione per riconoscere ciò che già esiste, dare un nome alle sfide, mettere ordine alla complessità e iniziare a costruire strumenti condivisi. Perché le reti territoriali funzionano quando non restano sulla carta, ma diventano pratica, un modo concreto di stare insieme, decidere, prendersi cura delle relazioni e dare continuità al lavoro oltre le singole persone e i loro ruoli.
